Il mio ultimo viaggio in Cina è stato davvero speciale, ne ho parlato in un mio precedente articolo. Ho visto posti che avevo vissuto solo nei libri che hanno mosso le mie passioni e aperto nuovi fronti nella mia sete di conoscenza. Ho rivisto persone care con cui fino ad ora non potevo dialogare. Per la prima volta ho iniziato a parlare con loro direttamente senza l’intervento di mia moglie. Le difficoltà comunicative ovviamente non sono scomparse del tutto ma finalmente si è iniziata a stabilire una comunicazione diretta.
Durante i 15 giorni di permanenza ho vissuto diverse esperienze ma tra le più belle che ricordo c’è quella di una sera nel cortile all’interno del comprensorio di palazzi in cui vivono i miei suoceri. È un cortile molto comune in Cina, dotato di giochi per bambini e attrezzi per la ginnastica, utilizzato in gran parte da adulti di mezza età e anziani.
Nelle sere d’estate questi cortili vengono frequentati per prendere un po’ di fresco, fare ginnastica, chiacchierare con i vicini, socializzare. Scesi con mia figlia per farla giocare un po’. Appena sceso, tutti i vicini di casa che hanno visto crescere mia moglie, vedendo la bambina accompagnata da un “老外 lǎo wài”, si avvicinavano per salutarla.
Altri bambini fanno capannello intorno a noi e quando vedono che più o meno riesco a capire e rispondere iniziano a guardarmi come fossi un alieno. La prova di lingua era quasi superata ma non bastava. A quel punto mi fanno “il test”, l’unica prova che può certificare se sono entrato davvero nella loro dimensione. Mi chiedono divertiti:
- 你会不会正确地蹲下? Riesci o no ad accovacciarti con i piedi a terra?
- 当然可以 Certo che ci riesco” – Rispondo sicuro e mi abbasso con le ginocchia piegate.
Il bambino mi guarda dall’alto con un ghigno sarcastico puntando con il suo indice sui miei talloni e prosegue
- 这个不是正确,全部的脚应该在地下。。。 Non ti sei accovacciato bene, tutto il piede deve poggiare a terra!
Questo è probabilmente per i cinesi un vero e proprio tratto culturale che identifica se sei cinese o no, riuscire ad accovacciarsi correttamente secondo un certo standard. Un vero e proprio tratto culturale.
Fallita la prova inizia l’interrogatorio per capire chi sono e da dove vengo.
- 你来自哪个国家? Di che paese sei? – Mi domanda.
- 意大利,你知道在哪儿呢 – Sono italiano, sai dove si trova l’Italia?
- 一定在世界上!Di sicuro su questo pianeta!
Non sapeva dove si trovasse … Nonostante tutto proseguì con altre domande che rivelarono sapesse qualcosa, comunque, sul nostro conto.
- 斜塔有几层? La torre pendente quanti piani ha?
- 不知道。。。Non lo so … Risposi in un mistro tra il sorpreso e l’imbarazzato.
Ovviamente si riferiva alla Torre di Pisa di cui io, benché italiano, non sapevo quanti piani avesse. Io ed il ragazzo rimanemmo alquanto perplessi per motivi diversi ed il ragazzino tornò a giocare con i suoi amichetti.
È a quel punto che una signora di mezz’età, dopo aver visto che capivo un po’ il cinese, ha iniziato a chiacchierare con me del più e del meno. Gli dico che mi piace il cortile come spazio di socialità, così come viene vissuto lì in Cina, si fa ginnastica leggera insieme, si parla, si socializza, i bambini giocano insieme in maniera sicura. Quando pronuncio la parola “ān quán – 安全” (sicurezza) si illuminano gli occhi della signora che inizia ad annuire con il capo ripetendo a voce a bassa ma solenne “ān quán, ān quán, ān quán”.
Mi dice che per loro la “sicurezza” è un fatto fondamentale, si sentono sicuri in questo momento ed hanno una visione decisamente positiva del futuro.中国厉害 Zhōng guó lì hai (la Cina è forte), ripete spesso mia suocera (e non solo).
Questa è una costante in ogni cinese con cui ho dialogato, tutti mi hanno dato l’impressione di esser profondamente ottimisti per il futuro, di qualsiasi generazione siano. Sembrano come eravamo noi italiani negli anni ‘60 nel pieno Boom economico.
Poi il discorso immediatamente va a finire sulla guerra in Ucraina. Mi chiede come la pensiamo in occidente e poi mi chiede la mia opinione personale.
Dico che in questo momento dopo una iniziale fase in cui la maggior parte dell’opinione pubblica sembrava contraria, sotto l’influenza di un sistema mediatico che sembra risentire molto delle posizioni statunitensi, la maggior parte sembra sostenere l’invio di armi in Ucraina e che io, personalmente, sono contrario all’invio di armi e sono invece favorevole alla ricerca di una pace condivisa.
Mi chiede perché l’influenza statunitense sia così forte in Italia. A noi queste sembrano cose scontate: l’intervento statunitense durante la Liberazione, i film, le serie tv, la musica, la politica, negli ultimi 70 anni l’Italia trovandosi nella zona d’influenza a stelle e strisce, oltre la cortina di ferro che divideva i due blocchi, ha praticamente importato tutto, diventando una “colonia culturale” di fatto.
Sono cose che per noi sono fatti scontati ma per un cinese non lo sono affatto. Ascoltavano con grande interesse e più rispondevo, più domandavano.
La loro curiosità di conoscere la nostra mentalità è qualcosa da cui dovremmo prender spunto, invece di rifugiarci nelle nostre posizioni pronte all’uso ed impacchettate dal nostro sistema politico-mediatico dovremmo esser pronti a mettere in gioco le nostre sicurezze ed aprirci al confronto ma per far questo il principale scoglio da superare imprescindibilmente è uno solo: la lingua.
Un ostacolo tanto alto quanto affascinante.
Personalmente credo di non aver ancora raggiunto la vetta di questo ostacolo e non so se sarò mai bravo abbastanza da vedere tutto con chiarezza, non so se il mio cinese sarà mai abbastanza buono ma non mi interessa, quel che conta non è l’arrivo ma il viaggio ed il viaggio dello studio del cinese è magnifico.s.